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Kriya Yoga: comprenderne l'essenza

Il sentiero spirituale del Kriya Yoga:

comprenderne l'essenza

 

Per comprendere almeno a grandi linee il sentiero spirituale del Kriya Yoga è necessario conoscere alcuni concetti generali:

Molti sentieri spirituali hanno una matrice “dualista”; ossia vedono l'uomo come un'entità fine a se stessa, separata da Dio. Le scritture cristiane ci insegnano che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, ma in molti casi Dio - per comodità - è stato concettualizzato a immagine e somiglianza dell’uomo. Lo Yoga ha una matrice “monista” (dal greco Monos che significa “uno”). Nella filosofia Yoga si ritiene che l'uomo, come ogni altra creatura esistente, nel punto più profondo e sottile del suo essere (definito metafisicamente “il cuore”) sia uno con una Coscienza onnipresente e onnisciente che, convenzionalmente, è definita “Dio”. Il termine “Dio” è un'espressione convenzionale. In Italiano proviene dal latino “Deus”, mentre - per esempio - nella lingua inglese, la parola “God” deriva da un termine germanico antico che significava originariamente qualcosa come “Il bene supremo” o “l'invocato”. La Coscienza è il substrato (principio sottostante) di ogni cosa che esiste: grossolana o sottile, animata o inanimata. Per spiegare il concetto del monismo, utilizzo sempre questa storiella: Immagina di avere una bottiglia vuota e di trovarti davanti al mare. Nella tua immaginazione apri la bottiglia, riempila d'acqua, tappala e immergila nel mare. Ovviamente l'acqua all'interno della bottiglia non si mescolerà con l'acqua del mare (nonostante sia composta della stessa sostanza) a causa dell'involucro che la contiene. Quell'involucro rappresenta l'ego, ossia il senso di esistenza separata che caratterizza la consapevolezza dell'uomo comune (“Io sono mente e corpo” - “Cogito ergo sum – penso, dunque sono”). Lo scopo principale delle pratiche del Kriya Yoga è semplicemente di “svitare il tappo della bottiglia” (purificare l'ego), affinché si possa essere consapevoli contemporaneamente dell'individualità (la bottiglia) e della vera essenza dell'essere (l'acqua). L’acqua del mare rappresenta la Coscienza onnipresente; l’acqua all’interno della bottiglia simboleggia, invece, la coscienza individualizzata. Hanno la stessa natura, ma non possono essere una cosa sola, perché sono divise da una bottiglia chiusa (il senso di esistenza separata). Le pratiche del sentiero del Kriya Yoga ti servono per reclamare la consapevolezza della tua vera natura, ossia a “ristabilire la tua consapevolezza individualizzata nella sua completezza pura e originale”. Utilizzando il semplice esempio appena citato: fare in modo che l’acqua della bottiglia sia una cosa sola con quella del mare. Quando non c’è il tappo, la bottiglia (senso di individualità) continua ad esistere, ma il suo contenuto è “uno” con la Coscienza onnipresente che, convenzionalmente, chiamiamo “Dio”.

Kriya significa “azione” e Yoga “unire o legare insieme”. Significa anche “Samadhi”, ossia l'unione cosciente con l'Assoluto; la fusione completa della Coscienza individualizzata nella Coscienza assoluta (il risultato finale della pratica). Una buona descrizione del termine Kriya Yoga potrebbe quindi essere: “Unione attraverso l'azione”. Il Kriya Yoga è una disciplina che, progressivamente, trasforma radicalmente lo stato di coscienza chi la pratica.


 
In che cosa consiste la pratica del Kriya Yoga?
 
La disciplina del Kriya Yoga si compone essenzialmente di due parti integrate tra loro:
  • La pratica della meditazione
  • Il giusto vivere che supporta la pratica quotidiana
Il secondo aforisma degli Yoga Sutra di Patanjali (uno dei testi antichi più conosciuti nel mondo dello yoga) cita:

 Yoga – Chitta – Vritti – Nirodha

Si realizza lo scopo della pratica (Samadhi, Yoga) quando si indeboliscono e rendono dormienti (Nirodha) movimenti e cambiamenti (Vritti) nella coscienza individualizzata (Chitta)

Paramahansa Yogananda suggerì che forse non esistette mai “un” Patanjali e che probabilmente l'opera conosciuta come “Yoga Sutra” è un insieme di istruzioni sullo Yoga scritte in periodi diversi da persone diverse che rinunciarono a prendersi il merito dell’opera. La datazione esatta degli Yoga Sutra è fonte ancora oggi di dibattito tra gli storici. In una serie di conferenze che furono pubblicate negli anni quaranta su una rivista americana, Yogananda affermò che lo studio di alcuni aforismi degli Yoga Sutra è di notevole importanza per un praticante sul sentiero spirituale. A differenza di molti che si sforzano di commentare gli Yoga Sutra dall'inizio alla fine, Yogananda commentò solo pochi aforismi (dieci – dodici in tutto) e disse che anche il suo guru Sri Yukteswar si comportava nello stesso modo con i suoi discepoli.

Per realizzare il Sé (la natura spirituale di ogni essere) è necessario quietare la mente. Quando quest'ultima cessa di essere in continuo movimento, la realizzazione (conoscenza esperienziale) della vera natura dell'uomo può emergere. Per quietare la mente è necessario praticare regolarmente la meditazione.

Meditare significa andare oltre la mente pensante per raggiungere uno stato di consapevolezza rilassata. Significa creare un vuoto attivo nella mente e contemplarlo con un senso di attesa. Qualcuno si chiederà: E poi? E poi …. nulla. La pratica è tutta lì. Si medita per pacificare e rendere dormienti le modificazioni mentali (Vritti), non per aggiungerne delle altre. Sembra semplice, vero? Se si è costanti nella pratica, con il tempo può diventarlo. Per raggiungere la concentrazione meditativa è possibile utilizzare delle tecniche, ma queste non sono il fine della pratica. Le tecniche meditative hanno lo scopo di farti raggiungere lo stato di meditazione e niente altro. Sono “utensili” che si usano per raggiungere uno scopo; una volta raggiunto, gli utensili si possono mettere da parte. E’ semplice, ma non tutti lo capiscono. Tante persone si innamorano così tanto delle tecniche da dimenticarsi che lo scopo della pratica meditativa è di meditare; non di praticare tecniche …

Si utilizzano le tecniche per raggiungere uno stato meditativo, dopodiché si rimane nel silenzio e si contempla in modo vigile, con un senso di aspettativa. Questa è, in sintesi, la pratica della meditazione.

Affinché la pratica meditativa abbia successo, deve essere accompagnata da uno stile di vita adeguato. Nel nostro sentiero si incoraggiano le persone  ad avere uno stile di vita sano e moderato che sia totalmente di supporto alla crescita spirituale. Nei testi scritti o commentati dai maestri della nostra tradizione  gli argomenti riguardanti meditazione e giusto vivere vengono trattati in modo esauriente.


 

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